RIPRENDI IL CONTROLLO

Aggiornamento: 7 apr 2020

COSA POSSIAMO FARE PER NON ESSERE PIU' VITTIME DELLA NOSTRA RISPOSTA LIMBICA?


AZIONARE LA CONSAPEVOLEZZA

La corteccia prefrontale è il pulsante di comando che ci permette di riprendere in mano il controllo del nostro corpo e bloccare la risposta Limbica automatica di Lotta e Fuga.


Attraverso l’attivazione della corteccia prefrontale, e cioè la mente conscia, possiamo interrompere questo meccanismo.


Si è visto che in situazioni da post trauma, la corteccia prefrontale addirittura può ridurre le sue dimensioni.

Se disattivata, ci ritroviamo vittime del nostro sistema Limbico, ovvero il nostro cervello ancestrale emozionale, quello che risponde in base all’esperienza passata.

Ci differenzia dagli animali, permettendoci di fare scelte consapevoli e programmate e viene disattivata quando siamo in modalità di Lotta e Fuga.


Per contrastare la risposta automatica innescata dal mio Sistema Limbico, durante il periodo di allenamento neuroplastico, attuavo la PERCEZIONE COSCIENTE o consapevolezza.


OSSERVARE e IDENTIFICARE:

Attraverso l’osservazione di me stessa cercavo di riconoscere ed individuare le mie abitudini e i modi di agire preconsci automatici .

Una volta individuati questi vecchi schemi comportamentali prendevo le distanze da essi, dissociandomi.


Avevo iniziato a scrivere una lista di tutto ciò che poteva, procurare stress, ansia, paura o che, attraverso l’evocazione di vecchie esperienze negative mettesse in allerta ed azionasse la risposta Limbica.

Comportamenti coatti, automatici, preconsci, azionati dal mio sistema Limbico, come per esempio; Camminare per strada e dover scappare perché sul mio tragitto c'è una donna profumata e se non la schivo, la mia bocca si avvelena. Paura dello scarico delle macchine, delle sostanze chimiche, di passare vicino ad un ripetitore. Paura di fare stretching e ritrovarmi con dolori e uno stato simil-influenzale per una settimana. Paura di prendere una corrente d’aria ed in seguito soffrire di una forte nevralgia. Paura di mangiare una cosa che mi piace e stare male e che mi provochi sintomi. Arrabbiarmi con le persone ed avere un calo ipoglicemico. Sentirmi sopraffatta se ho troppi compiti da svolgere e non riuscire a gestire tutte le cose insieme. Avere pensieri negativi riguardo l‘ambiente, o bisogno impellente di scappare anche solo nel prevedere una possibile minaccia ecc….

CAMBIARE IL MODO DI REAGIRE e SPOSTARE L'ATTENZIONE

L’obbiettivo era cambiare atteggiamento e spostare l’attenzione dal contenuto.

Non parlare di sintomi o di cose potenzialmente nocive, non fissare la mia attenzione sul dolore o sul sintomo, ma una volta che questo si presentava, prendere le dovute distanze e riconoscere che la reazione o il dolore era una conseguenza del mal funzionamento del sistema nervoso che non rispondeva in maniera adeguata allo stimolo.

Applicavo questo sistema anche nei confronti dei pensieri negativi o delle relazioni interpersonali.


-Cambiando il modo di reagire al messaggio non veritiero che il mio cervello produceva, cambiavo comportamento, modificavo la percezione ed affievolivo sempre più le vecchie connessioni neuronali.

Attuavo così il primo passo del processo neuroplastico per cambiare fisicamente la struttura del cervello, creando le basi per la creazione ed il consolidamento di nuove reti neuronali.

Questo ovviamente non faceva sparire i sintomi nell’immediato, ma gettava le basi per il cambiamento. Non mi preoccupavo più dei sintomi, non gli davo più attenzione, tutto il mio focus e la mia attenzione erano rivolti alla radice del problema e cioè a riparare il mio cervello “inceppato”.

Evitando di mettere in atto il vecchio comportamento (per esempio la fuga, la paura all’esposizione o che uno sforzo di quel genere mi potesse vedere allettata per giorni), si indeboliva il legame, (connessione neuronale), tra il possibile pericolo e la risposta attivata dalla memoria Limbica.


In questo modo mettevo in atto una delle leggi fondamentali della NEUROPLASTICITA’:

“Neuroni che non si attivano insieme simultaneamente non si legano fra loro”

Solo smettendo di parlare di sintomi, di attuare i soliti comportamenti di ansia e paura di fronte ad uno stimolo, si può indebolire il legame.

Ogni volta che diamo attenzione ad un sintomo, che ci concentriamo su una possibile minaccia, che siamo negativi, consolidiamo i vecchi percorsi neuronali, rafforzando la risposta Limbica.


Riconoscere che è solo un errore del nostro cervello e che il sintomo è solo una conseguenza di questo errore, ci aiuta a gettare le basi per il cambiamento.

Man mano che ci sforzeremo a non porre l’attenzione sul sintomo e a non attuare un comportamento coatto di paura, ed ogni volta che non ci lasceremo travolgere dalla Risposta Limbica, azionando la leva della consapevolezza, gli episodi si faranno di breve durata diminuendo così anche la loro frequenza.


Dobbiamo ripeterci che stiamo lavorando per ricablare il nostro cervello, stiamo attuando la neuroplasticità e ciò richiede tempo.


Si lavora NON per far sparire i sintomi, ma per ripristinare il funzionamento della risposta cerebrale agli stimoli.

Dobbiamo riparare il cervello, il sintomo è solo un effetto collaterale del mal funzionamento di questo.

La consapevolezza non farà scomparire i sintomi nell’immediato, ma aprirà la strada per il cambiamento neuroplastico.

Non ci sarà un sollievo immediato, dato che il cambiamento neuroplastico richiede tempo perché si realizzi e soprattutto perché diventi permanente e duraturo.

E’ la resistenza, lo sforzo che mettiamo ad opporci alla compulsione comportamentale e percettiva a porre le basi per la nascita di nuovi circuiti.

In caso di sintomi, la strategia migliore è NON assecondarli, non prestare attenzione. ( E questa è forse la parte più difficile, lo so!) Bisogna cambiare il focus, spostando la propria attenzione verso un’attività nuova, piacevole, possibilmente divertente o coinvolgente.

Bastano 15-30 minuti per iniziare a indebolire i circuiti neuronali.

Più ci si concentrerà sui sintomi e più si alimenterà il circuito di reazione, coinvolgendo e rafforzando sempre più neuroni nella risposta allo stimolo. Così facendo, il circuito diventerà sempre più efficiente nel rispondere in maniera assolutamente autonoma all’input.


ESPOSIZIONI CONTROLLATE

Quando si presenta lo stimolo che potrebbe scatenare una reazione fisica, DOBBIAMO MANTENERE LA CALMA.

Questo non vuol dire che una persona con dolore cronico o con sensibilità ai prodotti chimici potrà affrontare lo sforzo o lo stimolo solo perché pensa positivo.

Qui non si parla di pensiero positivo, ma di trasformazione neuroplastica che richiede tempo ed allenamento.

Si dovrà andare per gradi, rispettando i propri tempi e soprattutto allenandosi attraverso l’utilizzo delle VISUALIZZAZIONI e della tecnica del DNRS o del LIGHTNING PROCESS di Philip Parker.

PICCOLA PARENTESI: Io, all’inizio ho utilizzando solamente l’immaginazione e poi, lentamente, attraverso delle micro-esposizioni e micro-sforzi fisici, ho iniziato ad espormi gradualmente, in modo da non far scattare la risposta di “allarme” del mio sistema nervoso, attuando così il riadattamento della risposta nervosa.


Le micro-esposizioni devono essere graduali e mai traumatiche!


Io ho dedicato molto tempo, almeno il primo periodo di allenamento, in un ambiente rassicurante senza troppi stimoli, (sia materiali che emozionali), che potessero innescare la risposta Limbica, in modo da lasciare il sistema a riposo e poi allenarlo al riadattamento graduale.


STIMOLARE IL PIACERE E IL BENESSERE A DISCAPITO DEL DOLORE E DELLO STRESS

Un’altra cosa molto importante che facevo durante questo periodo era quello di creare sensazioni di piacere e calma. Lavorare sullo stimolo del Sistema Parasimpatico sarà sicuramente un altro articolo di questo blog! Anche in questo caso, all’inizio e per molti mesi ho utilizzato l’immaginazione.

Sapevo che non dovevo badare ai sintomi, ma andare ad affrontare il problema alla sua radice.

Dovevo riorganizzare e rieducare il mio cervello ed il mio sistema centrale nervoso a tornare a funzionare in modo normale.


CAMBIARE ABITUDINI E CREDENZE

Avevo capito che abbattendo le vecchie credenze e abitudini, avrei potuto aprire la strada ad un cambiamento profondo, non solo

nell’ atteggiamento, ma anche fisico e biologico.

Le credenze limitanti e i comportamenti auto sabotanti sono comportamenti registrati nel profondo del nostro cervello, nella parte subconscia, la quale si aziona senza nemmeno che ce ne rendiamo conto.

Dopo aver letto il libro ed assistito alla conferenza video del genetista dr. Bruce Lipton; “La biologia delle credenze”, avevo compreso che non ero più vittima della mia genetica e che il potere dei nostri pensieri e delle nostre convinzioni influenza la nostra esperienza e la nostra salute fisica. Le nostre credenze e le nostre abitudini hanno un forte impatto sulla nostra salute e questo non è una teoria esoterica o dogmatica, numerosi studi lo dimostrano e ci spiegano come le percezioni e le credenze abbiano il potere di influenzare il nostro corpo ed i nostri geni. (Vedi VIDEO Bruce Lipton nella sessione VIDEO)

Tutti questi tasselli messi insieme mi permettevano di concretizzare il cambiamento neuroplastico.

La visione del mio percorso era sempre più chiara, più mi osservavo e più diventavo consapevole dei cambiamenti da mettere in atto.


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