DOLORE CRONICO

"L’esperienza dolorosa è forse la più importante tra le percezioni di cui disponiamo, donataci dalla natura per assicurarci la sopravvivenza".


E’un dato scientifico che ogni sensazione dolorosa è frutto del cervello e che non esiste dolore fino a che il segnale non raggiunge la sua parte cosciente.

Un buon esempio è l’anestesia generale, durante la quale, per non far percepire dolore al paziente, la parte percettiva del cervello viene disattivata.

Durante il DOLORE ACUTO, normalmente, i nervi dell’area danneggiata, inviano un segnale verso il cervello, attraverso il midollo spinale. Questo segnale raggiunge poi, ben 16 aree del cervello, le quali processano le informazioni trasformandole in percezione dolorosa.

In caso di dolore acuto, il segnale coinvolgerà solamente il 5% delle cellule nervose in ogni area (mentre in quello cronico i neuroni coinvolti nella risposta dolorosa possono arrivare anche a triplicarsi).

Il cervello, una volta ricevuto il segnale inviato dai nervi, sarà in grado di inviare indietro, attraverso il midollo spinale, un “contro segnale”, con lo scopo finale di smorzare il segnale doloroso.

Per esempio, quando un arto danneggiato viene immobilizzato il segnale viene interrotto.

Il DOLORE CRONICO, contrariamente al dolore acuto, non si manifesta semplicemente per avvertirci se un tessuto è danneggiato.

E’ un’esperienza complessa e profondamente modulata dal cervello che include una componente unica, che deriva dal fattore APPRENDIMENTO.

Molti studi hanno infatti dimostrato che è il cervello a decidere quanto dolore produrre, basandosi sulle esperienze passate e prendendo in considerazione ciò che crede accadrà in futuro.

Infatti, se il cervello crede che possano essere intraprese azioni per alleviare il dolore, la nostra esperienza dolorosa diminuirà.

Mentre invece, se ritiene probabile una futura lesione, egli produrrà una risposta che si tradurrà in dolore, al fine di costringendoci a porre rimedio al danno.

In questo modo, si abbasserà la nostra soglia del dolore, con il risultato che la nostra percezione sarà amplificata.


Questo processo può essere applicato presumibilmente anche ad infezioni o stimoli, all' esposizione a determinate sostanze e all’attività fisica, con conseguente risposta di affaticamento, o reazioni.

Se infatti il cervello anticipa che da una determinata esperienza ne deriveranno affaticamento e dolore o che quella sostanza provocherà una reazione, egli si mobiliterà, limitandoci nelle nostre attività, scatenando sofferenza e provocando sintomi.


Sfortunatamente, nel dolore persistente, la parte del cervello che attiva la risposta dolorosa rimane costantemente attiva.

Le aree dove si sperimenta il dolore sono le stesse di quelle che si attivano nel dolore acuto, ma il numero dei neuroni coinvolti e la superficie dedicata alla percezione del dolore aumentano.

Fino a poco tempo fa, la medicina si basava sul modello Cartesiano, e stabiliva che il dolore fosse un semplice sistema di segnalazione. Ovvero: Avviene una lesione, i nervi inviano un segnale al cervello direttamente proporzionale all’entità del danno ed il cervello risponde.


Ancora oggi sono in molti a credere che qualsiasi tipo di messaggio inviato al cervello mediante i nervi, provochi automaticamente una risposta dolorosa.

Questa però è una semplificazione errata del modo in cui si produce il dolore.

Infatti, i nervi NON segnalano il dolore, essi rilevano soltanto se si verifica una variazione dello stimolo a livello tissutale.


E’ il cervello ad interpretare lo stimolo e a decidere come reagire in risposta a questo.

NON ESISTE DOLORE SENZA INTERVENTO DEL CERVELLO.

“Avere etichettato i nocicettori “fibre del dolore”, non è stata un’ammirevole semplificazione, ma una sciagurata leggerezza travestita da semplificazione”

(Pain and therapy Bibliography- Trends in neuroscience 1986- PAIN SCIENCE)

Ptrick David Wall

MA ALLORA, IL CERVELLO DI UNA PERSONA CHE SPERIMENTA IL DOLORE CRONICO E’ FORSE BLOCCATO IN UNA MODALITA’ DI RISPOSTA COSTANTE?


Il dott. MICHAEL MOSKOWITZ, ha deciso di dedicarsi alla ricerca clinica per chiarire e sfruttare i meccanismi alla base dello sviluppo del dolore cronico e all’applicazione della neuroplasticità.

E' stato costretto a convivere in uno stato di dolore permanente per ben tredici anni, durante i quali ha sperimentato un’infinità di terapie e farmaci.

Egli afferma: “ NON credo più nella gestione del dolore cronico. Credo nel tentativo di curare il dolore cronico”


Ex Presidente dell’Associazione Americana per il dolore cronico e specialista di fama mondiale per le sue ricerche e applicazioni. Il dott. Moskowitz ha scoperto un fattore chiave chiamato “plasticità competitiva”, che riconosce che le stesse aree del cervello possono impegnarsi in molte funzioni diverse e che riguarda il fenomeno neuroplastico “USALO O LO PERDERAI”.

E’ stato lui ad aver individuato attraverso il neuroimaging 16 aree di attivazione cerebrale del cervello.


“Il dolore è una sensazione così fondamentale e importante che le aree del cervello che elaborano i segnali del dolore si sovrappongono ad altre aree del cervello che regolano il movimento, le emozioni, la visione, i pensieri”.


Non sorprende che man mano che le aree di elaborazione del dolore si espandono nel cervello, perdiamo la nostra capacità di risolvere problemi, concentrarci, regolare le emozioni, risolvere conflitti, relazionarci con gli altri, distinguere altre sensazioni dal dolore e pianificare efficacemente.


Nota molto importante è che: Ben 9 delle aree di accensione del dolore riscontrate nel cervello si trovano nella parte Limbica, la parte più antica del nostro cervello, chiamata anche cervello emozionale.


Mozkowitz dice:

“L’amigdala (Sistema Limbico), è un luogo di emozioni estreme, la parte sensibile del nostro cervello".


La CENTRALIZZAZIONE del DOLORE è quindi un PROCESSO di VALUTAZIONE messo in atto dal sistema nervoso centrale, in maniera assolutamente inconscia, in risposta ad una situazione e che diventa più importante dello stato effettivo in cui si trovano i tessuti.

Non si tratta di un problema "psicologico", ma di un problema "fortemente influenzato dalla testa"; come un'ulcera che è causata da un bruciore molto reale ma che è gravemente aggravata dallo stress.

Quando il sistema nervoso centrale è costantemente attivato nella modalità di sopravvivenza, ci ritroviamo con uno sbilanciamento tra i due rami del nostro sistema nervoso.

Infatti, il Sistema nervoso Simpatico è iper attivato rispetto al Sistema Patrasimpatico, ed interpreta ogni segnale inviato dai tessuti, (il discorso vale anche per gli altri input filtrati dai sensi: olfatto, tatto, gusto, vista, udito), come una minaccia, scatenando una reazione fisica reale che può esprimersi con dolore, iper affaticamento , intolleranza o sintomi.

Immaginiamo per esempio che il cervello riceva dei segnali relativi ad uno sforzo, e che la sua interpretazione sia disfunzionale a causa di una programmazione neuronale che in base ad un evento passato ha registrato quell’esperienza come pericolosa.

La conseguenza sarà la manifestazione fisica di una risposta esagerata e non giustificata di affaticamento e dolore generata solo ed esclusivamente sulla percezione e valutazione del sistema nervoso.


Man mano che le aree di elaborazione del dolore si espandono nel cervello perdiamo la nostra piena capacità di risolvere i problemi, regolare le emozioni, risolvere i conflitti, relazionarci con gli altri, pianificare in maniera adeguata, distinguere altre sensazioni da quella del dolore.


Moskowitz dice; “L’amigdala non è un luogo di moderazione. E’ un luogo di emozioni estreme”.


La terapia, in caso di dolore cronico o di iper reazione agli stimoli sensoriali, siano essi chimici, o da sforzo, è più una terapia per calmare e riequilibrare il sistema centrale nervoso, che una terapia rivolta a riparare i tessuti o a evitare qualunque sostanza.

ANCHE SE I SINTOMI SONO FISICI, DOBBIAMO PRESTARE LA NOSTRA ATTENZIONE AL CERVELLO.

DOBBIAMO ANDARE ALLA RADICE DEL PROBLEMA, NON SOFFERMARCI SUL SINTOMO.


Nel suo libro LE GUARIGIONI DEL CERVELLO, Norman Doige parla del lavoro del dott. Moskowitz e dell’idea che il dolore cronico possa essere il risultato stesso di un “cablaggio neuronale difettoso”.


Moskowitz dice: “Quando i neuroni nelle nostre mappe cerebrali vengono danneggiati, fanno scattare falsi allarmi, innescando senza ragione la risposta di dolore, facendoci credere che il problema sia nel nostro corpo, quando in realtà è all’interno del nostro cervello”.


Allo stesso modo è deducibile che, in altre condizioni croniche; come per esempio; Lyme, Fatica cronica, Sensibilità Chimica Multipla, Fibromialgia, anche quando è stata trattata la causa iniziale, il cervello può rimanere bloccato in un modello patologico che si perpetua e in cui i sintomi in corso sembrano provenire dal corpo. Ma spesso i sintomi sono dovuti ad un malfunzionamento nel cervello stesso.

Certo, possono esserci molti cofattori a contribuire a queste condizioni.

Tuttavia, affrontare la funzione del Sistema Limbico sarebbe sicuramente, nella maggior parte dei casi, la componente chiave nel processo di recupero, ed è troppo spesso la via più trascurata.


Ci sono vari metodi di riabilitazione neuronale e del Sistema Limbico, che sfruttano la neuroplasticità e che fondono al loro interno anche altre tecniche.


Recuperare attraverso l’utilizzo della neuroplasticità, (la capacità del cervello di cambiare), richiede esercizio, sforzo e dedizione costante. Rappresenta un focus totalmente diverso, richiedendoci di spostare l’attenzione dall’ambiente esterno verso l’interno e andando a modificare le nostre percezioni attraverso il cambiamento dei circuiti neuronali nel cervello.

Non si tratta di pensiero positivo.

E’ un vero e proprio allenamento neurologico.

Proprio come il training a cui deve sottoporsi la vittima di un ictus, la quale deve esercitarsi ad eseguire piccoli movimenti per ripetizioni interminabili che possono durare mesi o anche anni prima di dare risultati, (vedi nel mio sito la storia della Scienziata Jill Bolte nella sessione VIDEO https://youtu.be/UyyjU8fzEYU ).


Il dottor Moskowitz spiega molto bene come “Nel dolore cronico, le mappe cerebrali si espandano, trasformando il dolore da un sintomo ad una malattia.”

Il dolore perde così la sua funzione originale di sentinella e si trasforma nel nostro aguzzino.

La cosa positiva però è che possiamo rieducare il nostro cervello, insegnandogli a non rispondere in maniera esagerata agli stimoli.

Se il cervello pensa di essere al sicuro, il sistema nervoso non si mobiliterà ed il dolore diminuirà.

Vi sarete resi conto di come durante i periodi di stress ed emozioni forti, la vostra condizione peggiori.

Come ho detto prima, non si tratta di pensiero positivo, ma di esercizi che hanno lo scopo di cambiare il nostro assetto neuronale.

Non si lavora per far sparire i sintomi nell’immediato, ci si allena per riparare l’origine del problema; il nostro cervello.


Dalla mia esperienza,quello che davvero ha inciso sul mio recupero, oltre alla dedizione, è stato unire più metodi e tecniche in modo da riuscire a cambiare nel profondo il modo in cui il mio cervello funzionava e reagiva agli stimoli che percepiva come minacce.


LA TECNICA MESSA A PUNTO DAL DOTTOR MOSKOWITZ, sfrutta la trasformazione neuroplastica, avvalendosi della VISULALIZZAZIONE.

E’ stata una delle tecniche della quale mi sono avvalsa per risolvere il problema del dolore cronico.

Io soffrivo di fortissime nevralgie alla testa, dolori atroci migranti che vagavano dentro di me come biglie impazzite, passando dalle orbite degli occhi, ai denti, per poi riempirmi il cranio e scendere giù fino allo stomaco. Ogni minima variazione di temperatura mi provocava le nevralgie.

Tenete bene a mente che qualunque tecnica di rieducazione e riabilitazione neuronale, sfrutta i SENSI per poter accedere e comunicare con il cervello ed attuare una trasformazione neuroplastica.


Il dott. Moskowitz, fa osservare e memorizzare ai suoi pazienti l’immagine di un cervello dove sono ben visibili le 16 aree o mappe di “accensione del dolore”.

L'immagine in questione si riferisce alle mappe del DOLORE CRONICO. Infatti, la localizzazione dei punti di "accensione" sono gli stessi che si possono riscontrare nell'immagine di un cervello che risponde al dolore acuto, ma con la differenza che sono molto più estese.

Una volta memorizzate le aree, i pazienti devono chiudere gli occhi ed visualizzarle all’interno del loro cervello.

Attraverso la creatività, si deve immaginare queste aree che a poco a poco vanno a “spegnersi”, a rimpicciolirsi, fino a svanire.


Essendo un lavoro neuroplastico, serve ripetere l’esercizio più volte al giorno, per almeno 10 minuti a sessione e anche sfruttare il momento del dolore come un’opportunità di allenamento.

Proprio come per le persone colpite da ictus, bisogna essere metodici.

Non focalizzarsi assolutamente sui sintomi.

Si fanno questi esercizi per rieducare il cervello, i sintomi spariranno con il tempo. Ognuno ha le proprie tempistiche, non per tutti è uguale.

Ripetersi spesso che se queste aree verranno spente e che non ci sarà più dolore.


L’importante è calmare il sistema Limbico e utilizzare la neuroplasticità direzionata per apportare cambiamenti a livello dei percorsi neuronali.


Contemporaneamente, qualunque altra cosa facciate, è molto importante che ATTIVATE IN TUTTI I MODI POSSIBILI LA PARTE COSCIENTE DEL VOSTRO CERVELLO (Corteccia Prefrontale….non mi stancherò mai di dirlo: E’ il cambio, la marcia che vi permette di disattivare il Sistema Limbico e di riprendere il controllo sul vostro cervello).


Durante le vostre giornate, utilizzate stimoli piacevoli, diversi dal dolore, per produrre cambiamento nelle mappe cerebrali “sequestrare” dal dolore cronico e restituirle ad altri processi.

Per questo è bene usare pensieri, immagini, profumi, sensazioni, emozioni, cambiare le proprie credenze, allontanare la negatività e stimolare il più possibile il piacere, la gioia e nuovi interessi.

Lo so che per chi sta male può sembrare molto difficile.

Esistono vari metodi per lavorano sulla riqualificazione del Sistema Limbico.

Il primo ad essere nato è sicuramente il Lightning Process di Phil Parker.

Il Metodo DNSR di Annie Hopper ed il Metodo Gupta Amygdala Retraining del dott. Ashok Gupta i quali hanno attinto dal Lightning Process ed hanno integrato con altre tecniche delle quali poi parlerò in altri articoli.

EFT( emotional freedom tecnique) di Robert Smith o Gary Craig...in Italia potete trovare dei video Andrew Lewis.

ANS Rewire di Dan Neuffer.


Sempre più persone che soffrono delle Sindromi Correlate, https://www.brainfriends.it/non-cadere-nel-tranello-dei-sintomi

utilizzano tecniche basate sulla neuroplasticità e sul riequilibrio del sistema nervoso.


La teoria che i sintomi fisici cronici possano avere più a che fare con comportamenti condizionati di tipo Pavloviano e modelli cerebrali che si ripetono costantemente, e che quando le persone iniziano a sperimentare il dolore cronico le loro percezioni sensoriali vengono alterate prende sempre più piede nel campo scientifico.

Tra i ricercatori che sostengono questo modello ritroviamo alcuni dei più grandi esperti al mondo :


Michael Mozkowitz, (Board Certified in both Psychiatry and Pain Medicine, member of the Educational Council of the National Initiative on Pain Control, a group of the top pain physicians in the US.


Lorimer Moseley, (Clinical scientist investigating pain in humans, from The University of Oxford, UK, where he was Nuffield Medical Research Fellow in the Departments of Clinical Neurology and Physiology, Anatomy & Genetics.


Daniel J. Clauw, (Director of the Chronic Pain & Fatigue Research Center at the University of Michigan)




https://www.brainfriends.it/la-percezione-

https://www.brainfriends.it/sensibilizzazione-centralecosciente https://www.brainfriends.it/cos-e-la-neuroplasticita

https://www.brainfriends.it/video

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