Come possiamo aumentare la tolleranza del corpo a queste minacce percepite?

Il dolore e le reazioni verso determinati stimoli, siano essi chimici, batterici, virali, ambientali, che si protraggono per più di sei mesi, vengono generalmente definiti cronici perché ciò implica che si è verificata un’alterazione del sistema nervoso, dell’input sensoriale.

In questo tipo di condizione, il danno al tessuto non è il problema principale.

Infatti, il cervello continua a produrre dolore o rispondere attraverso reazioni, anche dopo che i tessuti del corpo sono guariti o dopo che il pericolo, sia esso di natura fisica, virale, batterica o emozionale, non sussiste più.

Tutte queste risposte non sono altro che il prodotto del nostro cervello.

Per poter riportare il nostro corpo alla normalità dobbiamo intervenire sulla riabilitazione del sistema nervoso e del cervello.

Per riuscire a fare ciò, bisogna osservare e riconoscere tutto quello che ha un’influenza sul nostro sistema nervoso e che può contribuire a far scattare la risposta di allarme e iper-sensibilità.

 

Per poter regolare e riportare questo meccanismo di protezione nei parametri della normalità, dobbiamo utilizzare un approccio attivo e consapevole; Ridurre lo stress, calmare il sistema nervoso centrale e promuovere tutto ciò che stimola i percorsi neuronali del piacere ed il benessere emozionale.

Dobbiamo diventare più consapevoli ed essere coscienti che pensieri e credenze sono anch’essi impulsi cerebrali.

Anche in questo caso viene applicata la legge neuroplastica "Usalo o lo perderai"; Se smetti di apprezzare le cose, trovare modi per essere gioioso, sereno, quei percorsi e la tua capacità di provare quei sentimenti diminuiranno.

Anche i cambiamenti dello stile di vita, come il miglioramento della qualità del sonno, l'aumento dell'attività fisica e la promozione di buone abitudini nutrizionali, contribuiscono notevolmente al riequilibrio del sistema nervoso.

 

 

Fare attività fisica, adattandola alle proprie possibilità, praticarla in modo confortevole, sviluppando confidenza e lavorando senza mai superare la soglia di tolleranza, creerà le basi per progredire verso il miglioramento.

Acquistare fiducia, utilizzare micro-esposizioni controllate e lavorare sulla contro-stimolazione di vecchi percorsi neuronali, ci permetterà di aumentare la tolleranza, riportando la risposta di protezione alla normalità.

Nel caso del dolore cronico o di fatica cronica, possiamo aumentare la soglia di tollerabilità attraverso un ritorno graduale al movimento e allo sforzo.

Nel caso di iper-sensibilità o intolleranze alimentari, potremo utilizzare micro- esposizioni controllate.

Tutto questo va fatto in modo graduale e solo dopo un periodo di “tregua”, nel quale il nostro cervello va messo in condizioni di “riposo”, ovvero; non sottoposto a stimoli che possano scatenare la risposta di protezione dell’amigdala con conseguente disattivazione della corteccia prefrontale.

Ri-sperimentare il “trauma” o ciò che scatena il dolore o la reazione, non fa altro che rafforzare quella risposta. (Neuroni che si accendono insieme si legano tra loro).

 

La vita moderna con i suoi continui impulsi e stimoli non è certamente una nostra alleata in questo cammino.

Ciò non vuol dire che non potremmo più tornare a vivere circondati da stimoli e stress, ci riadetteremo con il tempo.

Per raggiungere questo obbiettivo però, è importante, durante il periodo di recupero ed allenamento, creare l’ambiente e le condizioni che contribuiscono a non mandare in allerta il nostro sistema, evitando di eccitarlo con ulteriori input e stimoli esterni, siano essi fisici, chimici o emozionali.

Insomma, metterlo a riposo, evitando le esposizioni e non superando la soglia di tolleranza.

 

Io all’inizio del mio percorso, utilizzavo solo ed esclusivamente il preziosissimo strumento della visualizzazione, in modo da aiutare il mio sistema nervoso a riadattarsi gradualmente. Proprio come fanno alcuni scienziati come Lormier Moseley, Michael Moskovitz, i quali utilizzano l’immaginazione e l’illusione per ristrutturare plasticamente le mappe cerebrali, senza ricorrere a farmaci o elettricità.

 

 

Uno dei motivi per cui possiamo modificare il nostro cervello semplicemente attraverso l’immaginazione è che, da un punto di vista neuroscientifico, immaginare un’azione non è poi così diverso dall’eseguirla.

Norman Doige: Il Cervello Infinito